L’obiettivo del mio lavoro è far coincidere l’ideale estetico di un mondo interno mio personale, con il colpo di fulmine che avviene fuori di me, nell’incontro con una potenziale modella.
La modella è tutto nel suo essere necessaria, ed è un mezzo per realizzare la congiunzione, cioè il dipinto. Sono veramente grata alle mie modelle perché so che senza di loro non esisterebbe il mio lavoro. Loro sono il momento magico, quello in cui tutto vibra.
Nel momento in cui incontro una modella tutto inizia.
E’ come se io dentro di me avessi le atmosfere, i sotterranei di un vecchio teatro dove sono accatastati abiti di scena impolverati, gioielli, piume di struzzo, cappelli, limbi (fondali con paesaggi), mari medievali o laghi incantati ma tutto questo, per essere espresso ha bisogno della modella.
La mia è una necessità, la necessità di rappresentare il momento della sospensione, dell’incanto. Il dipinto è la rappresentazione di questo simbolo. Le modelle, le incontro sempre casualmente, per strada. Le vedo e le riconosco.
Hanno qualcosa di diverso dalle altre, hanno lo shining, qualcosa che le accomuna e che credo che sia rintracciabile in tutte, almeno lo è per me. Le mie modelle sono spesso bambine – l’incanto gli adulti lo hanno perduto – ed è molto più semplice lavorare con creature non consapevoli del loro aspetto perché sono più spontanee e nel loro sguardo si può leggere lo stupore, la fantasia.

“Francesca 3”, olio su tavola - cm. 24×18 - 2007
Le bambine inventano mondi fantastici, castelli dove sono principesse, gli animali parlano e pure gli oggetti parlano. Il loro sguardo corre lontano, e contiene tutto questo e molto altro. Le mie modelle sanno essere attici senza fingere, perché loro sanno d’essere principesse e se dico ad una di loro: “Sei seduta in un giardino fatato”, lei si siede in un giardino fatato!

“Estelle”, olio su tela - cm. 90×60 - 2007/08
Il momento stabilito in cui incontro una modella per iniziare un lavoro, io arrivo con una valigia zeppa di vecchi abiti, sottovesti strappate, cappelli di piume di struzzo, strass, parrucche, collane, fiori di stoffa e vari accessori tutto comprato in negozi vintage o nei mercati delle pulci in giro per il mondo.
Iniziamo il travestimento e loro prendono tutto molto sul serio, non giocano
affatto. E’ come se sapessero che stanno prendendo parte ad un evento e,
sapendo che il loro ruolo è decisivo, volessero dare il loro contributo al livello più
alto possibile, interpretando se stesse.
Traggo ispirazione per i paesaggi da miniature astrologiche medievali o da paesaggi del 400 italiano, tedesco o fiammingo, oltre che da paesaggi attuali, e dei fiamminghi e dei tedeschi amo la precisione, la pulizia, il fatto che trionfi l’essenziale, che anche il virtuosismo sia trasmesso con tratti essenziali.

“Anna Berlinghieri”, olio su tavola - cm. 48×40 - 2008
Oltre alla sospensione, con i miei dipinti vorrei rappresentare il precipizio, quel luogo dove sto in bilico a guardarmi dentro, a guardare quel pozzo dove tutto ribollisce, gli orrori, le magie, le paure, i desideri, i sogni, le angosce, l’infanzia, la morte.

“Elizabeth 4”, olio su tavola - cm. 30×24 - 2006
Forse è per questa ragione che ho rappresentato angeli e androgini, perché in queste creature coesiste il molteplice e ciò che ci spaventa, che ci fa orrore, che non riusciamo a contenere; perché è spaventosa una creatura che contiene in sé entrambi i due sessi, ci fa orrore pensarla, ci turba starla a guardare.

“Androgino”, olio su tavola - cm24×18 - 2005
E’ spaventosa una creatura priva di sesso e d’identità sessuale e l’angelo è proprio questo. Queste due creature spaventose per l’assurdo del loro speculare, contengono la totalità (l’androgino con il femminile e il maschile insieme) quindi la perfezione altrimenti vista come caos. Sono mostri e creature perfette nello stesso istante.
Così anche gli angeli, congiungendo il mondo ultraterreno con quello terreno, sono perfetti per la loro assenza d’identità, non sono esseri dall’identità maschile, non sono esseri dall’identità femminile. Sono perfezione. Spesso alle mie modelle chiedo d’essere angeli, loro sono angeli.

“Angelo”, olio su tavola - cm.48×35 - 2006